12 Marzo 2012
Guardare sempre avanti, senza sosta: fermarsi è male, bestemmia o peccato. Chi si ferma rimane “indietro” e perde tempo. Eppure se ci si volesse acquietare anche solo qualche istante in un’alcova isolata dal resto del materiale si riuscirebbe a collassare la continua rincorsa verso l’eterna finzione, poichè la nostra unica possibilità (in questo senso) è il deperimento materico (che non è mistero a nessuno) e non il momento vissuto, che è già passato: ricercando l’istante si viene infatti fattualmente rilevati nella morte (come è giusto, di natura, che sia), la quale nasconde, per necessità, il segreto della vita (una costruzione logica fin troppo chiara, ma difficile da accettare).
Tuttavia “vivere” è possibile, seppure questa possibilità risieda, per assurdo, nella stasi o nel totale distacco dalla stessa, e quindi anche dalla morte (che ritorna vita, e così in eterno). Nella vita non si può vivere come nella morte non si può morire, infatti nella prima l’unica accezione certa è la seconda, e nella seconda (per ovvietà e coerenza logica) la prima.