+13 Marzo 2012
Io, chi sono? E’ la domanda alla quale i più risponderebbero con articolate considerazioni sulla personalità, illustrando abitudini, gioie, dolori e ogni cosa in apparenza degna di qualsivoglia menzione. Eppure si tratterebbe unicamente di una definizione soggettiva, che renderebbe ancora più difficile e ardua l’impresa di formulare anche solo vaga ed effimera risposta al quesito. “Sono x, sono y” viene detto di tutto senza considerare che si sta oggettivando delle variabili annesse quasi totalmente al soggetto, finendo con il cadere nell’errore di un’asserzione non completa, omittente gran parte delle possibilità o addirittura completamente asuefatta dall’appanno di un’interpretazione relativa.
Si dovrebbe quindi ricorrere all’oggettivazione della risposta, ma anche in questo caso si cadrebbe in errore, poiché, essendo l’oggettivo possibilità insita del soggetto, risulterebbe una definizione scaturita da molteplici soggettività, e anche se fosse possibile determinare un’oggettività scevra del soggetto si tratterebbe comunque di una determinazione incompleta (unicamente oggetto, senza la componente soggettiva). Anche svolgere il quesito rispondendo “Io sono io” disvelerebbe delle ambiguità, poiché, per quanto possa sembrare verosimile, non è dimostrabile (anche perchè per fare un’affermazione del genere bisognerebbe affrontare il quesito “cos’è l’io?”) né sul piano logico né su quello empirico. Io sono io per io, per tu sono tu e per lui sono lui (per un soggetto qualunque, questo, diviene oggetto, anche per io, ovvero, il soggetto riconoscendosi si oggettifica); già a livello semantico quest’asserzione perde significato. “Io sono una persona” - Cos’è una persona? - “Io sono un uomo” - Solo? - . Senza dilungare il discorso più di quanto non sia necessario si può con tranquillità affermare che porre definizione è praticamente impossibile, o, se possibile, estremamente difficile, almeno farlo all’interno del meccanismo duale soggetto/oggetto.
Come ci insegna la Trimurti indiana, ma anche la legge del Tre di Gurdjieff, senza una determinante (variabile, costante) contrapposta/in relazione alla dualità positivo/negativo - soggetto/oggetto, non è possibile alcuna definizione all’interno della materialità; e cosa pone in relazione questi due opposti tanto lontani quanto vicini? Il verbo (il Visnu del sistema trinitario indiano - Brahma, Shiva, Visnu -). Il verbo costituisce quindi la relazione tra soggetto e oggetto, ed è un pezzo fondamentale per la determinazione del quesito “Chi sono io?”. Prima di tutto, però, bisogna avere presente che questa struttura tridentina è sia simbolo che matrice creazionale di ogni cosa (già in questa definizione si può intendere in che “quantità” la terza variabile concorra alla formazione di una risposta). Soggetto, oggetto e verbo rappresentano, ciò nonostante, l’Io, o qualunque fattualità, unicamente nella sua parte estetica, poichè attraverso questi elementi si possono “raffigurare” le cose, i fatti, gli Io, senza adentrarsi nella loro componente estatica. E’ in questa che si ferma infatti la possibilità della definizione delle cose. E’ nella volontà, come direbbero i filosofi vedanta, l’essenza e l’evidenza di ogni manifestazione, ed è in questa che conduce l’indagine e la ricerca di una risposta al quesito ontologico - Chi sono io? -.